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Il mio Natale internazionale alla Comunità di Sant’Egidio di Milano

Avrei potuto trascorrerlo con la mia famiglia a Torino, oppure da amici in Liguria o semplicemente a casa con i miei amori pelosi. E invece, no. Tu ci credi al caso? Io no. Non ci ho mai creduto e, a maggior ragione, in questo periodo della mia vita, credo che quello che ci succede, non succeda per puro caso. Un motivo, da qualche parte, c’è sempre. Mi era arrivato l’invito una decina di giorni fa. Cercavano volontari per il pranzo natalizio alla Comunità di Sant’Egidio di Milano. L’invito mi era giunto via whatsapp tramite un gruppo in cui sono iscritta. Subito, mi sono detta: ci vado! Poi, allo stesso modo, non me la sono più sentita di confermare la mia presenza, non avendo mai partecipato a momenti di condivisione di questo tipo. Poi il giorno prima, Feliciana, una persona eccezionale, nonché una mia carissima amica, mi chiede, sempre su whatsapp: “Domani ti fa piacere venire al pranzo di Natale alla Comunità di Sant’Egidio a Milano?”. Ricevuto il messaggio. Non solo il suo.

Una tradizione che dura da anni

Il pranzo di Natale è una tradizione della Comunità di Sant’Egidio da quando, nel 1982, un piccolo gruppo di persone povere è stato accolto attorno alla tavola della festa nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. Erano circa 20, tra anziani del quartiere che in quel giorno sarebbero rimasti soli, e alcune persone senza fissa dimora conosciute nelle strade di Roma. Sono passati più di 30 anni da quel primo pranzo: da allora la tavola si è allargata di anno in anno e da Trastevere ha raggiunto tante parti del mondo, dovunque la Comunità è presente (circa 78 Paesi del mondo). E oggi accoglie gente che vive nella strada, negli istituti, nelle carceri, nel dolore e nella solitudine: tutti quei poveri che la Comunità aiuta durante l’anno, e molti altri che si sono aggiunti per la festa.

Perché fare Natale con la Comunità di Sant’Egidio

A Natale, in tutto il mondo, le famiglie si riuniscono, addobbano le case, comprano regali, festeggiano: per chi non ha nessuno, questa festa diventa un giorno veramente triste. Per questo la Comunità di Sant’Egidio di Milano e di tutto il mondo dove è presente desidera ritrovarsi insieme come una grande famiglia, dove tutti si possono sentire a casa loro, e proprio nel giorno in cui Gesù nasce povero per la salvezza del mondo: è la sua immagine più bella di stare tra la gente, soprattutto con chi è più povero e che spiega che la notte non è infinita, perché poi arriva l’aurora.

Un’esperienza accogliente senza confini

Il pranzo di Natale è infatti l’immagine concreta che è possibile vivere insieme tra genti diverse con grande rispetto e amicizia. Il clima di accoglienza l’ho percepito subito non appena sono entrata nella Comunità di Sant’Egidio a Milano in viale Corsica 68. Così come il senso di organizzazione fino al più piccolo dettaglio. Anche in questo caso, nulla era stato lasciato al caso. Io ho fatto parte dei volontari a tavola, cioè che avevano il compito di conoscere gli invitati e le loro eventuali esigenze (per esempio, nel caso di mussulmani o vegetariani) e di far socializzare tutti. Poi c’erano i volontari della sala, quelli che tra l’altro servivano ai tavoli (due per ogni tavolo). In totale, fra tutti, eravamo circa quattrocento. A caso, se il caso esiste, sono stata messa al tavolo dove inizialmente c’erano solo due persone. Che parlavano spagnolo. Poi se ne sono aggiunte altre, tutte che parlavano spagnolo. Allora iniziai a chiedere le varie nazionalità: Peru, Ecuador, El Salvador e Santo Domingo. Ero molto emozionata, perché era la mia prima volta in Comunità. Poi quando ho realizzato che ero in un tavolo di latini, mi è venuto anche da ridere. Caso? Destino? Con tutti i tavoli internazionali che c’erano, sono capitata in un tavolo di latini, tra cui appunto dominicani. A ritrovarmi a parlare spagnolo. E di Santo Domingo, e della mia esperienza sull’isola. In pochi minuti avevamo già abbassato ogni tipo di muro e di confine. E così tra il mio compito di far socializzare e un piatto e l’altro, ho viaggiato in Centro e sud America pensando che, sì, mi piacerebbe davvero conoscere e visitare anche i Paesi che gli invitati hanno rappresentato molto bene.

Pranzo per tutti e organizzazione perfetta

La festa è iniziata con il ricevimento degli ospiti e un aperitivo che ha previsto, tra l’altro, un’ottima salsa di avocado (guacamole). E’ seguito il pranzo a base di lasagne di carne e vegetariane, polpettone con contorno di verdure e legumi, frutta, panettone e caffè. E poi il discorso di Giorgio del Zanna, membro della Comunità di Sant’Egidio di Milano, e responsabile per i servizi agli immigrati e per le attività di dialogo ecumenico e interreligioso: “A Natale nulla è impossibile. Anzi, e’ possibile realizzare un mondo senza muri. Basta con noi e loro, noi e gli altri, noi e i poveri, noi e gli stranieri. Oggi, qui, diciamo noi e basta”. E poi ovviamente è seguito il brindisi. Quindi l’immancabile tombolata con vari premi donati da diverse realtà e balli, il tutto fino alle 16.30 circa. Poi tutti a casa, dopo una giornata trascorsa in un movimento di cuori che credono nella salvezza del mondo attraverso la fede, la pace, la concordia tra gli uomini, meno soli e più felici.

Un appuntamento non solo per i poveri

Chi partecipa a questa festa sono soprattutto persone che vivono nella strada, mendicanti, stranieri, malati, carcerati, persone sole o con il peso del dolore. Non solo. Anche tanta gente comune alla ricerca di un senso vero del Natale, che chiede di dare una mano, aiutare a preparare, a raccogliere ciò che è necessario o a servire il pranzo. Età, lingue, tradizioni, religioni diverse. Al pranzo di Natale della Comunità d’Egidio di Milano c’erano persone di tutto il mondo: Pakistan, Marocco, Mali, Sri Lanka, Russia, Kirghizistan, Egitto, Stati Uniti, e appunto Peru, Ecuador, El Salvador, Repubblica Dominicana… per un totale di una ventina di Paesi. Che per un giorno, una volta l’anno, hanno toccato con mano il miracolo del Natale: che è possibile stare insieme, in qualsiasi condizione o scoprirsi utili di tanti a cui non manca nulla, ma che hanno perso il senso profondo della festa.

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Io e il gruppo di volontari della Comunità di Sant’Egidio di Milano

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Foto: ©Comunità di Sant’Egidio