gatto viaggiatore in business class

E’ scomparso Fragolino, gatto viaggiatore in business class

Sabato 31 ottobre, alle 2.40, il mio grande e unico amore della mia vita mi ha lasciato. Siamo stati insieme quasi 17 anni, nel bene e nel male. Lui, Fragolino, gatto viaggiatore anche in business class, non ha mai lasciato me e io non ho mai lasciato lui. Tant’è che, nel settembre 2013, l’ho appunto imbarcato, rigorosamente in cabina, direzione Santo Domingo, per affrontare insieme la nostra esperienza caraibica. Voglio raccontarti chi era, chi è stato per me, non per vantarmi della gioia che ho avuto accanto per diciassette anni, ma per sostenere ancora una volta quanto un animale possa essere un grande compagno di viaggio, in tutti i sensi, e soprattutto per sensibilizzare sull’importanza di non abbandonare il tuo amico a 4 zampe per una fottuta vacanza (vedi qua le strutture nel mondo che accettano animali), perché lui non avrebbe mai il coraggio di abbandonare te. E per raccontarti cosa c’è a Bayahibe, in Repubblica Dominicana, dove ho vissuto un anno. Chissà cosa pensi, e invece, ancora una volta, forse dal Terzo Mondo dovremmo imparare a vivere.

Un ciuffo di pelo che stava per annegare

Fragolino è entrato nella mia vita in primavera inoltrata di diciassette anni fa. Io vivevo a Collegno, in provincia di Torino. Nella casa di famiglia con un piccolo giardino. A quota gatti, ero già a tre. Erano gatti che arrivavano da me, io non li ho mai cercati, perché i miei genitori mi dicevano sempre che amavano gli animali ma dovevano stare al loro posto. Nonostante questo, forse anche per le cosce di pollo che mia mamma lanciava loro in giardino, e sicuramente per il passaparola felino, tutti i gatti randagi arrivavano nel mio giardino. Un giorno la mia vicina di casa, non tanto sana di mente (davvero) mi chiamò e mi disse di andare da lei perché doveva farmi vedere una “cosa”. Curiosa quale ero, curiosa quale sono, corsi da lei. Quella “cosa” era una mamma gatta che aveva partorito, più o meno dieci giorni prima, quattro pelosini fantastici. Uno di questi era Fragolino. La mia vicina, non tanto sana di mente, mi disse di giocarci un pochino perché aveva già preparato la bacinella dove avrebbe annegato a breve i piccolini. Le urlai che era una pazza, presi cucciolata e mamma gatta, e me li portai sul balcone di casa mia. Quota gatti da quel momento: 8. Per la gioia dei miei genitori.

Volevo lui perché era il più fragile e debole

I cuccioli crescevano. Iniziavano a uscire dalla cuccia e a esplorare il mondo, compresa la cucina di casa mia. Tutti tranne Fragolino. Che non ne voleva sapere di uscire dalla cuccia e muovere i primi passi. Intanto, io iniziai a litigare con mia mamma, che  diceva che aveva gatti ovunque. Giungemmo, per il quieto vivere, a un patto: mi sarei impegnata a piazzare i cuccioli, tranne Fragolino che le supplicai di farmi tenere perché era debole e fragile e solo io avrei potuto prendermene cura. E così è stato. Comunque quota gatti sempre alta: 5. Non sapevo ancora che sarebbe diventato Fragolino. Innanzitutto, pensavo fosse una femmina, poi, siccome aveva il nasino rosso rosso come una fragola, chiamai quel batuffolo di pelo Fragolina. Quando scoprii che era un maschietto, Fragolina si tramutò in Fragolino. Ma Fragolino era sempre malato. Prima le pulci, poi la congiuntivite, poi l’otite, ma soprattutto non giocava, non correva, era insomma un gattino apatico. E non mangiava da solo. A 4 mesi prendeva ancora il latte dalla mamma. Fino a quando il veterinario mi obbligò a staccarli duramente. Chiusi il balcone in modo che la mamma non potesse avvicinarsi a Fragolino. Che però continuava a non mangiare. E così per fargli conoscere le prelibatezze dei famosi brand gli sparavo la pappa in bocca con la siringa. Piano piano iniziò a mangiare anche lui.

Stava morendo per la toxoplasmosi

Per i gatti, la toxoplasmosi è mortale. Io l’ho avuta, ancora prima di avere Fragolino nella mia vita, a dimostrazione che sicuramente la si prende più da frutta e verdura non lavate bene che dai gatti. Comunque manco me ne sono accorta. I gatti invece muoiono. Fragolino era diventato epilettico e aveva le convulsioni. E se ne stava nella cuccia, che gli avevo preparato in casa, tutto il giorno. Non si muoveva, non mangiava, non faceva i bisogni, ed era dimagrito. L’unica soluzione, prima di sopprimerlo, era la cura che consisteva in tre pastiglie, una al giorno. Se al terzo giorno non si fosse ripreso avrei dovuto sopprimerlo. Iniziai la cura di lunedì. Lunedì nessuna ripresa, martedì nemmeno, mercoledì mattina ancora peggio. Così mi preparai al terribile gesto che avrei dovuto fare. Ma mercoledì a mezzogiorno Fragolino aprì gli occhi, mi guardò, miagolò, si avviò verso la porta del balcone. Uscì e da quel momento affrontò i suoi lunghi 17 anni.

Ho rinunciato al mio matrimonio per lui

Di episodi e aneddoti da raccontare ce ne sono davvero tanti. Con gli anni, la mamma di Fragolino e gli altri tre gatti che già avevo passarono a vita migliore e io rimasi con Fragolino. Nel frattempo anche i miei genitori passarono a vita migliore. Prima di morire, mia mamma ha dovuto affrontare la tragica esperienza della chemioterapia. Quando tornava a casa dalle sedute, si metteva a letto e per tre giorni non si muoveva. Fragolino le stava accanto, sul tappeto in fondo al letto. Anche lui per tre giorni non si  muoveva, se non per fare i bisogni e mangiare. Poi al quarto giorno mia mamma si alzava e con lei anche Fragolino. Entrambi riprendevano insieme le ordinarie faccende di casa. Quando mia mamma morì, nel dicembre del Duemila, Fragolino, per il dispiacere, ebbe una bruttissima micosi: iniziò a pelarsi. Guarì dopo mesi di cure. Io intanto avevo fissato le nozze con la persona che avevo accanto in quel momento della mia vita. Era tutto fissato. Mi sarei dovuta sposare l’8 dicembre del 2001. Un giorno però lui mi fece una domanda strana: “Hai deciso a quale canile portare Fragolino?”. Lo guardai e capii che non poteva essere l’uomo della mia vita. Non so che fine abbia fatto lui, di certo so che ho annullato il matrimonio e Fragolino è stato con me. Da quel momento scelsi i miei uomini e le mie amicizie in base agli atteggiamenti di Fragolino, cioè se si avvicinava o meno ai miei fidanzati e amici. Indovinò sempre.

Dalla villetta all’appartamento: una tragedia!

Quattro anni dopo la morte di mia mamma, morì anche mio papà e Fragolino ancora una volta iniziò a pelarsi. Ogni volta che subiva un cambiamento gli si manifestava la micosi. Alla morte dei miei genitori, io e i miei fratelli decidemmo di vendere la casa di famiglia. Così mi trasferii da Collegno a Torino città in un piccolo appartamento. Con Fragolino. Che non ne voleva sapere di stare chiuso in un appartamento. Lui che aveva il giardino, l’erba, gli alberi, la neve, gli uccellini, gli amici pelosi. Entrò letteralmente in crisi e gli dovetti dare per un anno mezzo dei farmaci che agivano sul comportamento. Dopo un anno e mezzo se ne fece una ragione e gli sospesi i farmaci. Nel 2010 mi trasferii a Milano per lavoro. Oramai Fragolino aveva imparato a vivere in un appartamento quindi a parte due ore di bestemmie in macchina si abituò fin da subito alla nuova casa milanese.

gatto viaggiatore in business class

Sul divano della casa di Milano. Era simpatico anche quando dormiva

Italia – Santo Domingo e ritorno

Poi arrivò il licenziamento, il 17 giugno 2013. E con esso la mia decisione di prendermi un anno sabbatico in Repubblica Dominicana. Tutto chiaro, tutto deciso. Unico problema: Fragolino. Posso portarlo in cabina? Perché se non avessi potuto non sarei partita per nessun Paese, perché io Fragolino in stiva non l’avrei mai messo. Sì, potevo, a patto non avesse superato i dieci chili. Lui, di suo, pesava 8,5 chili. Cercai il trasportino più leggero possibile e lo misi a dieta. Al chek-in di Malpensa l’obiettivo era stato raggiunto: 10 chili totali. Portai con me dei tranquillanti omeopatici ma non servirono. A parte due miagolii da incazzato, uno al taxista e l’altro al poliziotto di Malpensa, e un po’ di tachicardia, Fragolino affrontò bene il lunghissimo viaggio oltreoceano. Un po’  meno il cambio  di casa, di clima e il fatto di accettare di condividere la casa con un uomo nero. Ma dopo una settimana passata sotto il letto, ancora una volta tutto tornò alla normalità. Con qualche eccezione, come aver assaggiato l’aragosta e la carne alla creola. Dopo l’anno sabbatico ai Caraibi, a ottobre 2014, decisi di tornare in Italia. Sul volo del rientro per puro caso siamo stati spostati dall’economy alla business class. Ma questa volta forse per la paura si fece la pipì addosso e si impregnò tutto. Per il piacere dei passeggeri della business class. Al rientro, da un’idea di Mimosa Martini, cara collega inviata di guerra del Tg5, divenne Fragolino Viaggiatore, anche in business class. Ma un po’ di mesi fa, a 16 anni suonati, iniziò il declino geriatrico. Come se avesse aspettato di vedere i Caraibi per andarsene. Nel frattempo, tra il mio compagno con cui erano iniziati forti litigi per il pelo di Fragolino e il pelo di Fragolino, ancora una volta scelsi il pelo di Fragolino. Ma sabato scorso 31 ottobre alle 2.40 mi ha lasciato come mia mamma: con gli occhi fissi e le ultime contrazioni. Per un viaggio, questa volta, ancora più lungo e senza ritorno.

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Fragolino nel terrazzo della mia casa a Bayahibe

Fondazione Collares Rojos a Bayahibe

All’ingresso di Bayahibe, dove ho vissuto un anno, c’è la fondazione no profit Collares Rojos, gestita da veterinari con l’aiuto, anche economico, di molti volontari, e con l’obiettivo di dare una vita dignitosa a cani e gatti randagi del paese. Un’iniziativa lodevole considerato che la Repubblica Dominicana è un paese del Terzo Mondo. I cani e i gatti vengono curati e censiti dall’associazione. Molti continuano a essere randagi ma diventano amici di tutti, italiani e locali. Se vuoi fare una donazione puoi contattare la fondazione sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/CollaresRojos/?fref=ts

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Informazioni su viaggi: santodomingoforever@danielalarivei.com

Foto: © Daniela Larivei

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