paesi della cocaina

“Coca-travel”: viaggio di un criminologo nei paesi della cocaina

Dalle comunità indigene e favelas in Brasile, fino alle rotte dei paramilitari e dei guerriglieri in Colombia. E poi, ancora, le terre di nessuno in Nigeria, le alture solitarie in Bolivia e la nebbia del Perù, passando per Santo Domingo e Costa Rica. Coca-Travel-Viaggio sentimentale di un criminologo lungo le rotte dei narcos è un libro-racconto del criminologo italiano Silvio Ciappi, pubblicato da Oltre Edizioni (lo puoi trovare su Amazon.it, 5,99 euro) nei paesi della cocaina. Dal mini-sequestro lungo una strada carovaniera per il Niger, alla cattura di un narcotrafficante in un quartiere ricco di Bogotà, dal volto Aña, magistrata in prima linea nella lotta ai trafficanti, alla Repubblica Dominicana come punto di smercio della droga verso Porto Rico e States sono solo alcun fatti e personaggi raccontati nel libro. Di seguito, l’intervista all’autore e qualche passo del suo libro-racconto. Da leggere.

Criminologo, psichiatra, scrittore… soprattutto viaggiatore

Psicologo, criminologo, psichiatria, scrittore anche di romanzi noir, Silvio Ciappi, all’attivo diverse collaborazioni tra cui con il Crime Control Institute di Washington e il Mental Health, Law and Policy Institute di Vancouver in Canada,  ha svolto missioni internazionali in America Latina, Africa e Asia in tema di prevenzione della criminalità, politiche sociali e valutazione dei sistemi giudiziari per conto della Commissione Europea, e di altre Istituzioni e Centri di ricerca italiani e stranieri, occupandosi di narcotraffico, terrorismo internazionale, politica criminale e della giustizia.

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Santo Domingo: i bimbi

Come organizza i suoi viaggi e quindi le sue missioni internazionali?

Non utilizzo il navigatore e mi piace girare senza un obbiettivo preciso, faccio che siano i luoghi a portarmi. Ogni volta che parto,  so di avere una meta precisa ma  temporanea, in fondo sta a me scovare i luoghi di produzione della polvere bianca, intervistare la gente implicata. Ho un obbiettivo di massima, ma il dettaglio lo costruirò per strada.

“Ho sempre pensato che stare dalla parte sbagliata fosse un modo essenziale per capire come vanno le cose. Immischiarmi nelle situazioni più disparate, a contatto con persone al limite, per vivere in luoghi improbabili, per infilarmi con l’avventatezza del segugio in situazioni professionali ad alto rischio, anche di incolumità fisica”.

Insomma, nulla a che vedere con i resort e il turismo di massa…

Assolutamente. Non son il turista all inclusive, dei villaggi e dei viaggi organizzati, sono uno che si sforza di capire e di addentrarsi nella cultura locale. L’importante è partire con un bagaglio leggero, senza troppe convinzioni, senza troppi parametri attraverso i quali confrontare ciò che vedi.

“Per quanto ti sforzi, per quanto ti affascini reputarti un viaggiatore, un intellettuale con il gusto dell’esotico, per quanto te ne vada in terre lontane e poco battute dal turismo di massa, rimarrai sempre un estraneo, estravagante anche in quelle terre che ti hanno fatto sentire a casa”.

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Che cos’è la cocaina?

La cocaina è il risultato ultimo, e iniziale allo stesso tempo, di tutta una serie di operazioni. Rappresenta il prodotto finale della lavorazione di una pianta, la coca. E’ il punto iniziale di tutto un tragitto criminale che inizia dai boschi inaccessibili delle Ande per arrivare ai vernissage alla moda di Londra, Roma, Parigi, New York. Colombia, Perù e Bolivia sono i Paesi di origine di tutta la cocaina consumata nel mondo.

“Per estrarre mezzo chilo di cocaina pura occorrono almeno 300 chili di foglie di coca. Un procedimento bestiale, fa schifo, penso. Immagino un po’ quanti passaggi, quante sostanze chimiche, quanti piedi inzuppati in questa melma a calpestare tutta la notte per pochi bolivianos. Bisognerebbe farne un video e farlo girare, per far vedere come si produce questa schifezza celebrata nei vernissage, piatto prelibato nei salotti occidentali”.

La Repubblica Dominicana è un paese produttore o punto di smercio?

In Repubblica Dominicana non si produce la pasta base. Il paese è solo un punto di traffico. Il traffico è nelle mani dei messicani e dei colombiani, questi ultimi hanno un punto operativo nel Paese. La destinazione della droga sono Porto Rico e gli States.

“La via della coca mi ha portato a contatto con culture differenti e diciamo che il mio viaggio lisergico è stato quello di incontrare le facce stanche dei doganieri, gli sguardi torvi dei magistrati in prima linea, le facce felici dei rappresentanti dei comitati di quartieri perché sono riusciti a togliere in quel loro barrio un po’ di droga dalle strade. Dietro ogni faccia ho visto riflettere parte delle mie inquietudini, in ogni paesaggio ho lasciato tracce di me”.

In Repubblica Dominicana c’è una forte comunità di italiani. Hanno qualche “ruolo”?

In Repubblica Dominicana gli italiani compaiono come piccoli spacciatori, non sono ancora entrati dentro il grande traffico. Santo Domingo infatti è anche sede operativa delle cosche di ‘ndrangheta e di camorra e negli anni Ottanta è stata una meta per i terroristi neri: è qui che venne individuato negli anni Novanta Carlo Digilio, neofascista di Ordine nuovo. E’ risaputo che in tutto il Centro America ci sono investimenti da parte di tutte le mafie italiane, in particolare  della ‘ndrangheta, quindi potrebbe non essere escluso che in via anche indiretta ne gestisca anche il traffico di cocaina in Repubblica Dominicana.

“Qua puoi fare la vita tranquilla, gli italiani vengono per scopare e per fare quello che non possono in Italia. Guarda quella, si chiama Sonia, avrà venti anni, se va con uno più anziano è per racimolare qualche soldo, qua lo stipendio medio è una miseria” mi dice Massimo mentre camminiamo sulla playa di Juan Dolio, una spiaggia orlata di palme, di turisti che si fanno servire cocktail in freezer galleggianti sull’acqua turchese, di resort esclusivi, di sessantenni viagrizzati che giocano a fare i giovani con giovani mulatte. Massimo mi indica poi anche una serie di condomini di lusso: “li hanno costruiti i colombiani ma dentro non ci abita nessuno”.

È vero che vengono lanciate le balle di cocaina dagli aerei?

Sì. Pare che siano piccoli aerei da turismo, tipo Cessna. Scaricano balle da cento chili di cocaina. Arrivano gli aerei, i narcos messicani e colombiani smistano la droga con i complici locali. Gli aerei a volte atterrano nel mezzo della strada, altre volte lanciano i pacchi di coca dall’alto.

“A Santo Domingo mi aspetta invece Francesco, giovane, veronese, figlio di quell’imprenditoria sociale e cattolica che ha portato la cooperazione italiana nel mondo (…). “Vedi questa – mi dice indicandomi la strada che stiamo percorrendo, un’autopista costruita pare con i soldi dei colombiani, che si inoltra in una zona dell’interno, dove le multinazionali americane producono olio di cocco – a volte mi sembra di sentire il rombo di aerei”.

Altri viaggi o libri in programma?

Sono sempre impegnato con le mie varie collaborazioni e le missioni internazionali. Poi è appena uscito L’uomo che non voleva morire. Storia di un pescatore di anime di Gabrieli Editore.

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Foto: © Silvio Ciappi 

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