5 consigli per vivere a santo domingo

5 consigli per vivere a Santo Domingo

L’altra sera, parlando con un imprenditore italiano che costruisce case in Repubblica Dominicana, è emerso un concetto che condivido in pieno: esportare e imporre la cultura italiana in quest’isola è sbagliato. Anche perché altrimenti tanto vale rimanere in Italia. Civilizzare un Paese non vuole dire renderlo a immagine e somiglianza dell’Italia. Credo che una delle cose più belle e performanti del vivere all’estero sia proprio quello di apprendere i lati positivi di una cultura diversa. E anche quella dominicana, checchesenedica, ne ha. Viaggiare e vivere bene con la mente e fisicamente è importante. Ecco allora  5 consigli per viaggiare e vivere “leggeri”, aggiungo io, a Santo Domingo, tratti dal  libro di Beppe Severgnini “La vita è un viaggio” edito da Rizzoli (www.rizzoli.eu).

5 consigli per vivere a Santo Domingo

5 consigli per vivere a santo domingo

Nel libro (su Amazon.it), il giornalista e saggista dispensa infatti anche preziosi consigli  per affrontare al meglio un viaggio, fisicamente ma soprattutto con la mente, e quindi la vita. Eccoli.

1. Accogli il relativismo culturale

Confrontarsi con culture, società, abitudini, costumi diversi e apprezzarne i lati positivi è una grande occasione umana per crescere e adeguarsi  a eventuali cambiamenti. Secondo il relativismo culturale, infatti, non esiste una cultura migliore dell’altra, ma ognuna può impartire importanti lezioni di vita. Anche la cultura italiana può essere vista dagli altri popoli come diversa, strana, con usanze singolari. Il relativismo culturale insegna a guardare le cose in modo diverso. Anche perché per affrontare un cambiamento con umiltà è importante mettere da parte le credenze collettive con cui siamo cresciuti. “Partite soltanto se desiderate assistere a un’altra rappresentazione della commedia umana. Perché – spero di avervi convinto – ogni viaggio è uno spettacolo” sottolinea Severgnini.

Dai dominicani impara a vivere qui e ora

Per esempio, checchesenedica, anche dai dominicani c’è da imparare. C’è da imparare il qui e ora, a vivere esclusivamente il  presente. Non pensare, dimenticare, non rimuginare il passato. Non procurarsi ansia per il  futuro, che  non sai come sarà. Vivere il  presente nel migliore dei  modi. Infatti con il qui e ora praticato dai dominicani si apprende in particolare a:

  • trasformare i problemi  in situazioni e a non farsi quindi sopraffare dai problemi  né a crearseli (in questo noi occidentali siamo dei campioni); “Pa’lante” dicono i dominicani per non  farsi soccombere dal passato. Quello che è stato è stato. E spesso il  loro motto è: poteva andare peggio;
  • essere più efficiente perché sei presente e non assorto  in pensieri, problemi  e speranze;
  • comprendere che l’unico spazio temporale in cui si svolge la vita e si può essere felici è il  presente: il passato e il  futuro sono solo illusioni, che vivono esclusivamente solo  nella  propria mente;
  • vivere nella pienezza della realtà senza usare filtri e non nelle esperienze illusorie  e artificiali;
  • stare meglio con se stessi e quindi fisicamente perché si ha maggiore consapevolezza di ciò che accade.

Le altre cose che devi accettare se vuoi vivere in Repubblica Dominicana le trovi in questo post.

5 consigli per vivere a santo domingo

2. Viaggia leggero

L’autore del libro (che trovi su Amazon.it) sostiene poi che spesso quando  viaggiamo  ci portiamo dietro cose  che potremmo abbandonare senza problemi, e altre volte invece abbandoniamo ciò che invece serve (leggi anche come fare un trasloco internazionale). “La prima regola – condivisa da viandanti ed esploratori di ogni epoca – può sembrare banale: viaggiate leggeri. Vale anche per il viaggio che vi propongo. Per partire non servono troppe parole: ne bastano venti, come i chilogrammi di bagaglio consentiti in aereo (classe economica). Venti vocaboli in grado di accompagnarci e orientarci. Cosa portare, dunque? Un atlante, per cominciare. Serve a capire come arrivare dove vogliamo arrivare. Ci sono molti modi di attraversare gli anni. C’è chi ama lasciarsi trasportare, come un turista; e chi vuole scegliere, come un viaggiatore. C’è chi s’affida a un gruppo e a un capo, e si limita a fare ciò che gli viene detto. C’è invece chi osserva, ascolta, annusa, assaggia, tocca: e impara a ragionare con la propria testa. Abiti mentali adeguati (…). Oggetti, abitudini, idiosincrasie, passioni che diventano ossessioni: sono molte le cose di cui rischiamo di diventare schiavi. La gioia di impegnarsi con gli altri e, magari, per gli altri. La saggezza di trovare soddisfazione nelle cose semplici”.

3. Usa l’empatia e osserva

“L’empatia funziona anche in viaggio. Il viaggiatore empatico trova ascolto, attenzione, ospitalità; ed evita inconvenienti e pericoli. Per questo è importante imparare a viaggiare soli, rinunciando alle rassicurazioni e al conforto del gruppo, della famiglia o della coppia.
I grandi travel writers sono, quasi sempre, viaggiatori solitari: l’empatia diventa uno strumento, una bussola emotiva in grado di leggere le situazioni e avvicinare gli sconosciuti. Una persona singola, su un treno o in un ristorante, osserva e deduce. Una persona in compagnia si gode la compagnia. Un uomo o una donna, lasciati soli, mettono in azione tutti i ricettori, capiscono più del prossimo e del mondo. E, probabilmente, anche di sé (…). Non m’immalinconisce cenare da solo in una città sconosciuta; mi spaventa cenare in gruppo, nei soliti posti, con gente che conosco e magari non stimo”.

4. Abbandona la paura

Vuoi trasferirti a Santo Domingo per un periodo limitato o definitivamente? Poco importa. Puoi sempre cambiare idea, ma almeno ci hai provato. Severgnini ti elogia con questo stimolante passo. “Benedetta la paura: vi farà diventare adulti. Chi è sempre tranquillo non cresce: sta. Chi non esplora non troverà terra nuova e sorprendente. Sapete cosa è la serendipity? È la capacità di trovare quello che non stiamo cercando. Il nome viene dall’antico sultano dell’isola di Serendip, oggi Sri Lanka: partito per trovare l’oro, non lo trovò. Ma scoprì, in una vallata remota, una qualità di tè tanto preziosa da valere più dell’oro. E lo capì. Altri avrebbero dichiarato il fallimento della spedizione. Viva l’incertezza, aria fresca nella vita (…). E invece bisogna provare: a costo d’aver paura. Apprezzate la paura. Insegna il senso del limite e i confini, è il presupposto di ogni successo (…). Non esiste un viaggio senza inconvenienti. E, se esistesse, sarebbe noioso. L’irrequietezza non è un vizio o un vezzo: è una condizione umana. Chi non ha mai avuto paura non è mai partito. E chi non parte non arriva. Una delle sensazioni più odiose, invecchiando, è guardarsi indietro e capire di non essersi mai mossi. Il porto sembrava un riparo; di fatto, era una trappola. Niente mare aperto, niente navigazione: solo alghe sotto la chiglia”.

5. Sii elastico e curioso

“Elasticità vuol dire guardare il mondo con curiosità; e pensare che la differenza è uno stimolo, non un fastidio o una provocazione. La regola vale per i viaggiatori. Ma poiché, come recita il titolo di questo libro, la vita è un viaggio, vale anche per chi non si muove dal proprio quartiere e vede il mondo arrivare a domicilio sotto forma di una famiglia in difficoltà” conclude il saggista.

Se vuoi leggere per intero il libro di Beppe Servegnini, “La vita è un viaggio” di Rizzoli vai su Amazon.it

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Informazioni su viaggi: santodomingoforever@danielalarivei.com

Foto: © Daniela Larivei