mollare tutto coraggio di cambiare

Mollare tutto se si ha il coraggio di cambiare. Dentro

Ho appena finito di leggere un bellissimo libro, in contenuto e nella forma. “Siamo liberi” di Elena Sacco, Chiarelettere (www.chiarelettere.it). Una storia vera che fa riflettere. E se non fosse per la barca a vela, sarebbe, è, anche la mia storia. Uguale. Entrambe, io e la protagonista, abbiamo mollato tutto e siamo partite, e abbiamo deciso di tornare in Italia. Se non fossi partita, se non fossi cambiata, non sarei tornata e non sarei ripartita. Proprio da Milano. Elena, insieme al suo compagno Claus, decide di mollare tutto, un anno dopo aver visto la morte in faccia. Vendono la loro redditizia agenzia pubblicitaria e partono, con la figlia sette anni Nicole e Jonathan, appena nato,  sulla barca a vela Viking, destinazione mondo. Dal “paradiso” (sì, con le virgolette) della  Martinica alle contraddizioni di Cuba, dai pericoli di Panama all’incanto della Polinesia. Infine, dopo sette anni, Milano. La protagonista scopre tra fatiche e vittorie che ogni viaggio vero si misura sul ritorno e che mollare tutto non basta se non si ha il coraggio di cambiare. Ecco alcuni passaggi significativi, che possono aiutarti a farti riflettere.

La vita manda segnali: riconoscili

“Di mollare tutto ciò che ho costruito e che sono diventata. Di andare incontro a qualcosa che non ho idea di cosa sia (…). La vita offre sempre segnali, chiari e forti, spesso sotto forma di dettagli. Ma in genere i destinatari sono distratti a esaminare tutt’altro. Come diceva John Lennon, la vita è ciò che ti capita mentre sei impegnato a fare piani diversi (…). Spezzarsi come mi sono spezzata io significa davvero dire stop. E fare reset. Perché c’è qualcosa che non va. Fermati e pensa. Reset” si legge nel libro. La vita offre segnali continuamente, sta all’intelligenza di ognuno saperli interpretare. Io ho trasformato il brutale licenziamento che ho subito come una grande occasione. Certo, non è da tutti. Non era nemmeno da molte altre mie colleghe che, conoscendole, come minimo si sarebbero buttate giù dal balcone. Non è da tutti dire: “Finalmente sono stata licenziata e ora mi rimetto a vivere”. Sembro folle, lo so, ma se non fossi stata licenziata, non sarei partita, e ora non sarei la persona che sono. Ho preso la decisione di mollare tutto e il coraggio di cambiare.

Il mal di testa è uno di questi

In comune io e la protagonista abbiamo anche questo fastidioso e insopportabile disturbo: il  mal di testa. Racconta nel libro: “E poi c’era il mal di testa. Che non mi dava tregua dal giorno prima. Sin da bambina ho condiviso con la mia emicrania, l’ho sempre considerata il mio personale e segretissimo superpotere bastardo. Mi avvertiva dei pericoli, mi metteva in guardia dai tranelli. Era il campanello d’allarme della premonizione, il trillo doloroso che mi richiamava sui fatti meritevoli d’attenzione… Ho sempre dato retta al mio mal di testa, riconoscendogli una sorta di diritto di replica ma in quelle settimane era diventato talmente martellante, talmente onnipresente, talmente tutto che mi ero ridotta a combatterlo a colpi di bustine di Aulin, buttate già alla faccia dei miei credo omeopatici. Sapevo che era un errore. Il mio mal di testa ha sempre molte cose da dire, si materializza come il grillo parlante, mi assale a tradimento: quando c’è qualcosa che non va, quando faccio cose che non val la pena fare, quando tradisco la mia intelligenza, la mia compassione. A volte è premonitore”.

Cambiare senza paura

C’è un libro in merito, “Cambiare senza paura” di Roberto Re, Mondadori. E si può, se vuoi. In “Siamo liberi” l’autrice scrive: “Ancora una volta mi ritrovai a provare sulla mia pelle la rapidità e la determinazione di un cambiamento. Ciò che ieri era sicuro oggi non lo è più. Si è vivi e si è subito morti. Si è bambini e si è subito adulti. Sei nel prima e sei subito nel dopo. Sei qui e subito dopo sei in viaggio (…). E soprattutto… Siamo liberi! Una frase che ho pronunciato centinaia di volte lasciando un ormeggio, usata dai marinai di tutto il mondo e di tutti i tempi per indicare a chi sta al timone che nulla più trattiene la barca a un punto fermo, e niente collega il suo equipaggio agli individui terreni (…). Sono pronta a cambiare?”.

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Più difficile sopravvivere che cambiare

“Sorrido perché ho capito una verità fondamentale in più di loro: noi corriamo meno rischi nella difficile arte della sopravvivenza. Siamo meno esposti a coincidenze nefaste, dobbiamo batterci solo con il nostro destino. Loro si stanno aggirando in una giungla. Quante sono le probabilità che noi becchiamo il famoso container, la famosa balena, o anche una tempesta o una tromba d’aria? E quante invece quelle di essere aggrediti da un pazzo alla stazione Centrale di Milano o investiti da un pirla sulla circonvallazione? Eppure tutti credono che siamo noi quelli in pericolo. La certezza di essere vivi tra cinque minuti è un punto di vista. La morte è una statistica. Io, che lo so benissimo, ho deciso che se proprio devo morire, voglio morire mentre sono viva (…). Siamo stati criticati e ora saremo invidiati da chi corre in tangenziale verso il proprio ufficio, convinto di essere un figo perché guadagnerà tanti soldi che spenderà in un’agenzia di viaggi che lo farà volare ai Caraibi” scrive l’autrice di Siamo liberi.

Santo Domingo è pericoloso?

Molti mi chiedono se Santo Domingo sia pericoloso. Lo è come tutti i Paesi del mondo e forse, per certi aspetti, più sicuro che in Italia. Dipende anche molto dalla vita che conduci. Proprio di questi giorni è la notizia di un italiano trovato morto a Las Terrenas, non si sa ancora bene se si tratta di omicidio o suicidio, in ogni caso come hanno detto al TG 5, riprendendo una lettera scritta di pugno dalla vittima, di mezzo c’erano alcol e droga.

Prima fai ordine mentale

“Era però molto bravo a spiegarle che buttare non era una rinuncia ma una liberazione; lui è un grande mastro nell’insegnare che non ci si deve affezionare: le cose vanno e vengono. Sono orpelli contestuali (…).  Uno straordinario errore umano, non godersi il qui e ora. Perché non viverle, le emozioni? Ma noi corriamo sempre avanti, sempre verso un altrove, un dopo, un domani (…)” si legge sempre nel libro. In merito c’è un utilissimo libro: “Il magico potere del riordino” di Marie Kondo, edito da Vallardi. Da leggere anche per fare un trasloco intercontinentale. Se vuoi trasferirti e cambiare vita, liberati del passato, a partire da quello materiale. Per vivere il presente non ti serve.

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Caraibi: non è tutto rose e fiori

In genere si pensa ai Caraibi come il paradiso, come la risoluzione di tutti i mali. Purtroppo non è così. Chi ci ha vissuto, come me, come Elena, sa che non è così. Racconta la protagonista di Siamo liberi: “Comincio a capire che salpare per questo genere di avventura non è necessariamente una scelta di coraggio, intelligenza, fantasia o anche solo consapevolezza di poter scegliere un modo diverso di vivere la propria vita. Spesso intuisco nei nostri simili il bisogno disperato di travestire da avventura dei fallimenti esistenziali. Questa spiaggia per alcuni è davvero l’ultima. Incontriamo famiglie con bambini-scimmia, mal istruiti, mal gestiti, maleducati, piccoli naufraghi abbandonati a se stessi(…). Lei si è resa conto che non sono la solita stressata professionista milanese convinta di arrivare in paradiso e destinata a essere variamente spennata, turlupinata e delusa. Io ho intuito, dietro i suoi modi bruschi e un po’ maliziosi da Gazzettino dei Caraibi, una profonda umanità e quella caratteristica salvifica che è così difficile trovare nella gente: il senso dell’umorismo. Valeria sa tutto di tutti, non ha pietà per alcuna debolezza, ma non giudica con cattiveria invidiosa. Semplicemente si prende gioco degli sfigati che vengono qui a fare i fenomeni. Come darle torto? (…). Non mi resta che prendere atto delle sue facce dei Caraibi: il mega lusso delle ville e dei resort e la peggior miseria umana che io abbia mai visto (…). Non è facile, ai  Caraibi, dove ognuno ti vuole vendere, raccontare o chieder qualcosa, le convensioni sono labili  e permeabili e i confini figurarsi, e l’accoglienza acritica si alterna alla diffidenza esagerata. Però riesco sempre a distinguere l’imbronglioncello dall’affarista, l’ingenuo dallo stupido, il leader della comunità, la mami che sa tutto di tutti e può dirmi dove posso far lavare meglio la biancheria di bordo al miglior prezzo. E’ un’abilità che ho sempre avuto ma che nella mia nuova vita imparo a valutare nel giusto modo: non per essere amica di tutti ma par lanciare un messaggio preciso: non siamo sciocchi, non siamo pericolosi, non ci imbrogliare e non avrai problemi, so benissimo di essere a casa tua ma tu sappi che la barca è casa mia e i soldi sono i miei e li devi rispettare (…). Per equità facciamo anche la lista delle cose meravigliose che abbiamo trovato qui. Tantissime, è vero. Ma è più lungo l’elenco di quello che ci manca dall’Italia, sinceramente. Insomma, io e Nicole non chiederemo mai cittadinanza caraibica (…). Ai molti che chiedono consigli, che vogliono mollare tutto come abbiamo fatto noi, cerco di far capire che non è solo rose e fiori”.

Un ostacolo è un’opportunità

Anche io sono diventata oramai una campionessa della resilienza, ovvero, come scrive l’autrice: “Mi vedo come una sacerdotessa della resilienza che ora so maneggiare con cura. Quando mia figlia mi ha chiesto cos’era mai questa resilienza ho risposto: vedi Nicole, se tu ti opponi con forza a un ostacolo stai facendo resistenza. Puoi vincere o perdere. Ma se tu cerchi di conoscere l’ostacolo, lo osservi e capisci qual è il lato buono di quell’ostacolo, usandolo come opportunità a tuo vantaggio… ecco, questa è la resilienza”.

Le radici non si dimenticano

Te lo posso dire: a Bayahibe, dove ho vissuto un anno, mi sono annoiata. Mare caraibico stupendo, nulla da dire. Ma di certo lì era un po’ difficile parlare di letteratura con qualcuno, di un libro, non della Divina Commedia. “Capisco che per lei il pensiero che io abbia anche solo immaginato di rinunciare volontariamente a questa vita che è il sogno di molti è un po’ come una sconfitta personale (…). Immagino come sarebbe vivere per vivere, per essere e non per fare. Cerco di vedermi come questi pescsatori che ogni giorno che Dio manda in terra si svegliano, pescano, mangiano, dormono, si dondolano sull’amaca, ridono, scherzano, fanno l’amore, fanno bambini che cresceranno e che faranno le stesse cose che hanno fatto i loro genitori, da sempre… Io semplicemente non sono nata, non sono costruita né, come direbbe Claus, ottimizzata per quel tipo di scelta. No, non sono pentita (…). So di non avere le risposte perché non ho ancora avuto il coraggio di pormi seriamente, io stessa, le domande (…). Mi ha stancata la mancanza di un contatto umano vero, di stimoli culturali… (…). Il viaggio di ritorno, ora lo so, aveva una meta. Capire che le avventure hanno mille orizzonti – non certo tutti tropicali – e che il meglio non è altrove, il meglio è uno stato d’animo. Un coraggio consapevole di ciò che posso vivere qui e ora con quello che ho, immaginando il futuro come qualcosa di spalmabile nelle mie mani. Non lo avrei sperimentato se non fossi partita, non lo avrei capito se non fossi tornata”.

Conclusione: il paradiso è dentro di te

E’ la verità cui è giunta la protagonista del libro, cui sono giunta anche io, al ritorno dal mio anno sabbatico in Repubblica Dominicana. “Una non-scelta è la scelta più ingiusta (…). Siamo partiti per un viaggio o siamo partiti per un’esplorazione di noi stessi come individui? O come coppia? Ci siamo seduti al tavolo di una partita che non prevede una mano di prova. Qui è tutto in diretta e non è la prima volta che mi sento come se avessi accettato una sfida: ma non so se è con me stessa, con lui, con il resto del mondo o con il mio destino che già una volta mi ha sfidata e vuole la rivincita (…). Il mio messaggio nella bottiglia è partito, ed è il finale del libro: il paradiso non è da qualche parte. E’ quella cosa che può essere molto vicina o molto lontana da te, semplicemente perché o ce l’hai dentro o non ce l’hai (…). Non riesco proprio a spiegargli che il paradiso è un’opinione e l’inferno può essere una vacanza (…). Il paradiso non è altrove, il paradiso si trova dove stai tu, se sei capace di vederlo (…).

Aquista il libro di Elena Sacco, Siamo liberi, qui!

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