come capire se le crocchette del cane sono di qualità

Come capire se le crocchette del cane sono di qualità

Il pet food è un settore fortemente in crescita. Ogni giorno nascono aziende che producono mangime per animali, secco, umido e ora pure fresco. Ma come si fa a scegliere tra tante marche? Per esempio, come capire se le crocchette del cane sono di qualità? Premesso che il cibo perfetto non esiste, e che ogni animale è un caso a sé, impariamo a leggere le etichette e ad avere almeno le nozioni base e à capire quando si tratta di puro marketing.

Come capire se le crocchette del cane sono di qualità?

Per capire se un cibo è di qualità bisogna leggere attentamente l’etichetta che dà molte informazioni sulla composizione e qualità dell’alimento. Ma è doveroso specificare che l’etichetta ideale non esiste e non esisterà mai. “La perfezione in un alimento commerciale non esiste per alcuni fattori, per esempio perché una crocchetta per addensarsi ha bisogno di una quota di amidi, come riso o mais –  spiega Francesca Cassano, dottoressa in Benessere animale con master in nutrizione -. Poi bisogna valutare l’etichetta e non il brand”.

Allora cerchiamo di leggere l’etichetta.

Materie prime: sono in ordine decrescente

Come capire se le crocchette del cane sono di qualità? Partendo dall’ordine delle materie prime. L’etichetta riporta in ordine decrescente la presenza di materie prime. E pochi ingredienti sono sempre meglio di tanti.  “Ma non c’è l’obbligo di inserire la percentuale, anche per tutelare le ricette segrete di ogni azienda – spiega Nicolò Stranges, tecnologo alimentare -. Fanno eccezione le materie prime caratterizzanti, ovvero quelle indicate sulla confezione. Per esempio se sulla confezione del pacco ci sono le figure di un grosso salmone e dei mirtilli, anche scritti, diventa obbligatorio per il produttore indicarne le percentuali. Ma ciò non vuol dire che le materie prime caratterizzanti siano presenti in grandi quantità e per questo bisogna sempre leggere l’etichetta”.

Proteine e ceneri grezze: conta il rapporto

Tra i componenti analitici, ciò che conta è il rapporto tra la percentuale di proteine grezze e le ceneri grezze che si ottiene dividendo le proteine per le ceneri. Il valore deve essere superiore a 3 (l’ideale è intorno al 4) e nel caso vuol dire  che la proteina è di qualità, ovvero che proviene essenzialmente dal muscolo dell’animale e non per esempio da piume e becchi – e ciò influenza anche il costo della crocchetta). Quindi se ti stai chiedendo quanto devono essere le ceneri grezze nelle crocchette, ciò che conta è il rapporto tra proteine e ceneri.

Nell’alimento commerciale, più proteine ci sono meglio è, perché nella crocchetta è quasi impossibile che ci sia un eccesso di proteine, che può accadere invece con la Barf o la casalinga. Le proteine, nell’alimento secco, infatti, sono sempre al minimo per questioni economiche e pratiche (come la realizzazione della crocchetta stessa). Piuttosto il rischio è che ci siano troppe chilocalorie.

Se si sospetta un’allergia, è meglio optare per un alimento monoproteico (solo una fonte proteica, per esempio manzo).

Gli additivi poi non sono il demonio come i conservanti (i coloranti sì, lo sono), piuttosto  c’è da preoccuparsi se non ci sono.

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Di carne fresca nelle crocchette non c’è nulla

Non farti ingannare da diciture come  “pollo fresco” perché di fresco nella crocchetta non c’è niente, perché va disidratata, essiccata, asciugata e privata dell’acqua. La percentuale di pollo fresco, per esempio, indica la percentuale di pollo che è stato inserito nella crocchetta al momento della preparazione. Se il primo ingrediente è il pollo fresco vuol dire che la proteina reale che si ha si ottiene sottraendo l’acqua quindi è meglio vedere come primo ingrediente una proteina disidratata perché indica che c’è una presenza maggiore di proteina.

Crocchetta estrusa o pressata a freddo?

Le scuole di pensiero sono due: crocchetta pressata a freddo o estrusa. Nel primo caso, le temperature di lavorazione sono più basse rispetto alle comuni lavorazioni (ma devono raggiungere almeno 90 gradi). “Quando viene realizzata una crocchetta, l’umidità deve essere tolta, deve avere meno del 10% di umidità – precisa l’esperta -. Che si faccia con un trattamento rapido, termico, ad alta o bassa temperatura in maniera costante con più processi o trasformazioni poco cambia a livello di perdita di nutrienti. Ciò che cambia è infatti la consistenza della crocchetta: quella pressato a freddo è più friabile quindi piace meno”.

Il processo di realizzazione poi nei due casi non cambia. Quello che cambia è solo la fase della pellettatura. “Non è vero che le crocchette pressate a freddo sono più digeribili perché non tutti i pressati a freddo sono uguali – aggiunge il tecnologo -. Ci sono pressati a freddo di qualità. La prova non è il bicchiere di acqua ma il cane! Piuttosto, in caso di crocchette pressate a freddo, bisogna fare attenzione alla conservazione una volta aperto il sacchetto per via delle temperature basse con cui sono state ottenute le crocchette”.

In questi casi è puro marketing

Come capire se le crocchette del cane sono di qualità? In genere, bisognerebbe diffidare da aziende troppo note e da professionisti che spesso vivono il conflitto di interesse. Come? Imparando a leggere l’etichetta del pacco che comprende quello che il nostro animale mangia. “Non bisogna badare al marchio o farsi condizionare dalla pubblicità – afferma sempre l’esperto alimentare -. Spesso i mangimi più conosciuti non sono sinonimo di buona qualità perché la pubblicità determina il prezzo del prodotto e quindi la qualità. Le aziende più note infatti hanno organizzazioni commerciali costosissime che non servono a migliorare la qualità ma a vendere di più. In alcuni casi molto noti, il prezzo è per metà qualità e per l’altra costi di pubblicità. Meglio quindi affidarsi ad aziende piccole perché puntano di più sulla effettiva qualità del prodotto”.

Vediamo alcune diciture che ingannano che vengono utilizzate solo per vendere di più!

  • Premium e super Premium: non sono regolate da nessuna normativa europea, quindi le aziende sguazzano nell’anarchia più assoluta. Questo vuol dire che una azienda che fa mangime di bassa qualità può comunque denominare per ragioni di marketing Super Premium delle crocchette che risultano al vertice della propria gamma dei prodotti. E un prodotto Super Premium di una azienda può corrispondere al prodotto base di una altra azienda.
  • Green free: è solo una moda, in quanto nessun elemento può essere green free, ovvero privo di amidi. Il carnivoro mangia i cereali ma non gli amidi. Le green free non hanno i cereali ma hanno gli amidi sottoforma, per esempio,  di patate e  legumi (bisogna sempre leggere l’etichetta). Una percentuale più bassa di amidi però vuol dire che sono più proteiche ma che hanno anche una  percentuale di grassi maggiore quindi sono ideali per l’animale sottopeso o inappetente, ma non se l’animale tende a ingrassare perché possono causare problemi.
  • Naturale: non ha alcun significato. Tutto quello che viene utilizzato nella dieta è naturale e sicura. Tutta la carne deriva dalla macellazione umana. E comunque anche il legno e il petrolio sono naturali!

Vediamo ora alcuni trucchi utilizzati dalle aziende per nascondere un prodotto di poca qualità:

  • indicare un alimento con due diciture differenti. Esempio: manzo, mais, farina di mais. Seguendo la logica decrescente il manzo è quello maggiormente presente. Ma mais e farina di mais sono la stessa cosa quindi la percentuale di mais potrebbe essere superiore a quella del manzo.
  • non specificare il tipo di carne: le farine di carne potrebbero essere presenti in grande percentuale ma non è detto che si riferiscano a parti dell’animale che possono fornire gli adeguati nutrienti (per esempio unghie, piume, becchi). Se non è indicato “carne di” verosimilmente è stato macellato l’animale in generale.
  • utilizzare “Di cui”: ovvero fare ricorso alla tecnica delle percentuali parziali. È una dicitura ingannevole (per esempio carne e derivati, di cui agnello 6%) perché non è obbligatorio indicare il tipo di animale da cui è stata presa la carne, ma solo carne o carne e derivati ad eccezione dei mangimi monoproteici o ipoallergenici, quindi in genere ci si ritrova in mano un pacco che comprende diversi carni. Facciamo un esempio: carne e derivati (di cui agnello 6%), riso 30%…: è sicuro che la quantità di carne è superiore del 30% in quanto indicata per prima, ma è stata utilizzata più di una carne, non solo agnello e in ogni caso la percentuale di agnello rimarrà solo del 6%.

La pappa va bene per il cane?

Riassumendo: come capire se le crocchette del cane sono di qualità? Come già detto, l’etichette perfetta non esiste. Va analizzata, certo, per scegliere un prodotto di qualità, ma poi per capire se il prodotto è quello giusto, bisogna capire se il cane:

  • mangia con appetito;
  • fa feci formate: sono più frequenti con una dieta commerciale (il cane può defecare anche tre volte al giorno e possono essere anche molli purché formate, ma non devono sporcare quando si raccolgono – le feci possono essere formate anche per l’uso eccessivo della chimica utilizzata nella preparazione del mangime);
  • ha il pelo grigio e stopposo: potrebbe dire che non assorbe bene la pappa;
  • si gratta e se si gratta in modo compulsivo;
  • ha le orecchie sporche di nero e grasso (potrebbe essere sintomo di allergia);
  • rigurgita anche dopo un po’ di tempo cibo intero;
  • ha eccessivi scoli oculari.

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Insomma, bisogna valutare ogni singolo caso ma l’importante è che il nostro animale stia bene. E ricorda che più si dà variabilità alla dieta in modo graduale specie nell’animale giovane e che sta bene più si rende resistente il suo organismo, oltre al fatto che l’animale si stuferà meno facilmente.

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(Foto by Pixabay)