gatto disabile

Un gatto disabile e la sua voglia di vivere: Giacomino detto Mino

Quando la disabilità di un gatto insegna… Questa è la storia di Giacomino, un gatto disabile che ho accudito. La sua storia l’ho anche raccontata su Confidenze, il settimanale per cui scrivo. E te la ripropongo qui, rivisitata. Perché Giacomino è un micio con problemi neurologici ma che ha tanto da insegnare a noi umani…

La voglia di vivere di un gatto disabile: Giacomino detto Mino

I gatti sono solo per pochi eletti. Non tutti possono vivere con un gatto soprattutto le persone egocentriche e piene di sé. Con un gatto perderai sempre. I gatti amano le persone umili che li considerano allo stesso livello se non a un piano superiore. Sono anche terapeutici. Non c’è cosa più bella che trascorrere una serata di riposo a casa sul divano, una tisana, la tv e un gatto sulla pancia. Sono dottori pelosi. Esseri speciali. Creature divine. Sono amore infinito.

Anche se hanno un handicap, come nel caso di Giacomino, detto Mino.

Un micio con problemi neurologici

I gatti sono abili equilibristi da circo. Si arrampicano sugli alberi, passeggiano sui rami, sulle ringhiere dei balconi, sui cornicioni dei palazzi… e senza mai cadere. E, nel caso, sanno fare anche questo, cercando di atterrare in piedi senza farsi male.

Ecco, non è il caso di Giacomino, detto Mino. Un gatto disabile affetto però da ipoplasia cerebellare, una malattia che gli impedisce la coordinazione del movimento, quindi delle quattro zampe. Giacomino, detto Mino, infatti, non sa stare in equilibrio, non ha la percezione della profondità degli spazi e dell’altezza e quindi non sa nemmeno saltare. È come se fosse sempre ubriaco.

Quando la sua mamma umana mi ha contattato mi aveva fatto subito presente il suo problema, raccomandandomi di avere molta cura di lui e di non avere altri gatti durante il suo soggiorno perché, per i problemi che ha, non è in grado, nel caso, di potersi difendere dagli altri gatti.

In gattile nessuno lo voleva adottare

La mamma umana mi raccontò la sua storia. Lo aveva adottato al gattile di Parma, Oasi Felina, nel settembre 2011. Aveva circa due mesi. Era un battufolo di pelo piccolissimo, ed era una new entry del gattile. Mi disse che le volontarie del gattile non lo presentavano mai a nessuno, facevano vedere solo gattini belli e sani, perché l’adozione di un gatto disabile sarebbe stata una impresa molto ardua. Forse perché erano certe che non lo avrebbe adottato mai nessuno. Ma mai dire mai…

Aveva spesso tremori e scatti involontari del corpo, specie al collo. Ogni tre passi cadeva e si rotolava su se stesso. Non riusciva a mantenersi in equilibrio e quindi non camminava in linea retta davanti a lui ma in diagonale. Inoltre, non riusciva a utilizzare bene la lettiera a causa della sua patologia. Inevitabilmente finiva per ruzzolarsi al suo interno. Anche mangiare e bere era per lui un problema. Sbatteva sempre il musino sul fondo della ciotola per via degli scatti continui della testa come se annuisse continuamente. Quindi si sporcava sistematicamente ogni volta che mangiava o beveva.

Ma la sua mamma umana, nonostante il suo handicap, o forse proprio per questo, se ne era innamorata follemente. E Giacomino, detto Mino, che era ed è pur sempre un gatto, aveva già capito tutto, ovvero che quella giovane ragazza di fronte a lui si era innamorata e che avrebbe dovuto giocare tutte le sue carte.

Sapeva che la sua futura mamma umana voleva adottarlo a tutti i costi, nonostante le volontarie facessero un po’ di resistenza. Perché era scontato che Giacomino aveva bisogno di genitori umani consapevoli e maturi perché richiedeva qualche attenzione e cura in più rispetto a un gatto normale.

Dopo diverse suppliche alle volontarie, la mamma umana riuscì a portarlo a casa. Anche Giacomino, detto Mino, era riuscito nel suo intento!

La migliore cura: l’amore

Da quel giorno Giacomino, detto Mino, migliorò tantissimo. Non ebbe più problemi né con l’uso della lettiera né con il cibo e l’acqua forse perché, crescendo, acquisì consapevolezza circa l’utilizzo dei suoi attrezzi. Divenne a tutti gli effetti un gatto domestico, abituandosi alla casa e alle persone, e un bel micione di sei chili.

Ovviamente vivrà sempre con tutti i limiti che la sua condizione gli procura.

Quando Giacomino, detto Mino, arrivò a casa mia ebbi davvero conferma che i suoi genitori umani erano persone belle e consapevoli e che si erano presi cura di lui fin da subito e nei metodi migliori.

Ho gestito centinaia di cani e gatti negli anni, quasi tutti normali, senza grossi problemi. E sinceramente di fronte a situazioni più impegnative non mi tiro mai indietro: fa parte del mio lavoro e amare gli animali vuol dire prendersi cura anche dei più sfortunati a livello fisico.

E poi non era giusto nei confronti di Mino, non sarei stata etologicamente corretta. Certo, avrei avuto una grande responsabilità, avrei dovuto fare molta attenzione, avere sempre quattro occhi e sorvegliarlo a vista. A dire il vero, pensavo che la situazione fosse ben più drastica e invece grazie sicuramente alle cure amorevoli dei suoi genitori umani, Giacomino, detto Mino, a parte la mancanza di equilibrio e la camminata storta, era quasi un gatto normale.

Quando voleva salire sul letto con me, lo aiutavo a salire, anche se poteva riuscirci anche da solo, ma io ero molto premurosa, e poi lo accomodavo vicino vicino a me. E mi stava vicino vicino con tutta la dolcezza infinita che lo contraddistingueva.

Ma sempre sorvegliato a vista

Un altro lato bello, è che finalmente avevo in casa un gatto che non saltava sui mobili o sulle credenze della cucina, a differenza di tutti gli altri “miei” gatti, quindi non me lo trovavo a gironzolare o camminare sulla cucina ritrovandomi poi pelo felino ovunque perfino in pentole, piatti, tovaglioli!

Non potevo però prenderlo in braccio perché non riuscendo  a identificare e gestire la distanza dal pavimento tendeva a spaventarsi quindi a divincolarsi, usando anche le unghie, per tornare a terra.

Giacomino, detto Mino, mi ha riempito di amore, è stato di una affettuosità incredibile, un gatto molto tenero: compensava la sua disabilità con questa tenerezza, un carattere forte e una vitalità, anche mangereccia,  pazzesca che a volte manca perfino in alcuni gatti un po’ troppo… casalinghi!

Il veterinario non aveva dato molte speranze a Giacomino, detto Mino, anzi, aveva consigliato l’eutanasia. Da allora sono già trascorsi dieci anni.

Cosa insegnano i deficit di Mino

Giacomino insegna che nella vita non bisogna mai dire mai, che anche quando ci sembra tutto finito, senza soluzione, di aver perso ogni speranza, da un momento all’altro ci può essere la svolta. Inoltre, che non bisogna mai permettere a nessuno di giudicarci e pensare che non siamo capaci, nemmeno quando si hanno degli handicap. Perché un handicap non è segno di inferiorità o incapacità, anzi può permetterci di compensare e sviluppare tante altre virtù.

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